Il 19 e 20 maggio abbiamo partecipato all’AI Week con askmentor il nostro software di conversation intelligence per PMI italiane.
Sono stati due giorni intensi, pieni di incontri, domande, confronti e nuove prospettive.
Ma soprattutto sono stati due giorni che ci hanno confermato una cosa in cui crediamo da tempo: le conversazioni sono uno degli asset più preziosi e meno valorizzati all’interno delle aziende.
Durante l’evento abbiamo avuto l’opportunità di presentare askmentor a centinaia di persone.
Imprenditori, manager, professionisti, team sales, realtà già strutturate e aziende che stanno iniziando ora a interrogarsi su come integrare davvero l’intelligenza artificiale nei propri processi.
Ogni confronto è stato diverso.
C’è chi ci ha chiesto come askmentor analizza le chiamate di vendita.
Chi voleva capire come trasformare una call in indicazioni operative per il team.
Chi si è soffermato sulle dashboard.
Chi, invece, ha iniziato subito a immaginare nuove funzioni, nuovi casi d’uso, nuovi modi per portare questo tipo di analisi dentro la propria azienda.
Ed è proprio questo il punto.
Per noi, mostrare askmentor all’AI Week non significava semplicemente presentare una piattaforma.
Significava aprire una conversazione.
Le conversazioni come patrimonio aziendale
Ogni giorno, dentro le aziende, vengono aperte decine o centinaia di conversazioni.
Call commerciali, demo, consulenze, incontri con clienti, follow-up, appuntamenti di vendita, riunioni interne, colloqui con prospect.
Eppure, nella maggior parte dei casi, tutto ciò che emerge da queste conversazioni resta disperso.
Resta nella testa di chi ha partecipato alla call.
Resta in qualche appunto scritto velocemente.
Resta in un CRM compilato in modo parziale.
Oppure, semplicemente, si perde.
Il problema è che dentro quelle conversazioni ci sono informazioni che potrebbero aiutare un’azienda a crescere meglio.
Ci sono obiezioni ricorrenti.
Ci sono dubbi che tornano spesso.
Ci sono segnali di interesse.
Ci sono parole che il mercato usa per descrivere i propri problemi.
Ci sono domande che mostrano cosa non è ancora chiaro nella proposta di valore.
Ci sono errori che il team ripete senza accorgersene.
Ci sono opportunità di miglioramento che, senza un sistema capace di intercettarle, restano invisibili.
Noi siamo convinti che una conversazione non sia solo un momento di relazione.
È una fonte di dati.
Una fonte di insight.
Una forma di ricerca di mercato continua.
E, se analizzata nel modo giusto, può diventare una leva concreta per migliorare vendite, marketing, prodotto, customer care e organizzazione interna.
Perché l’AI non dovrebbe solo “fare cose”?
Negli ultimi mesi si parla moltissimo di intelligenza artificiale.
Spesso, però, il discorso si ferma alla produttività: scrivere più velocemente, generare contenuti, automatizzare task, ridurre il lavoro manuale.
Tutto utile.
Ma per noi l’AI diventa davvero interessante quando smette di essere solo uno strumento di esecuzione e diventa uno strumento di comprensione.
askmentor nasce esattamente da questa visione.
Non vogliamo usare l’intelligenza artificiale solo per riassumere una call.
Vogliamo usarla per capire cosa è successo dentro quella conversazione.
Quali passaggi hanno funzionato.
Dove si è perso controllo.
Quale obiezione non è stata gestita bene.
Quale domanda avrebbe potuto aprire un’opportunità.
Quale segnale del cliente meritava più attenzione.
E soprattutto: cosa fare dopo.
Perché il vero valore non è avere un altro report da leggere.
Il vero valore è trasformare una conversazione in una decisione più chiara.
L’AI Week come luogo di confronto
Partecipare a un evento internazionale come l’AI Week ci ha permesso di portare questa visione fuori dal nostro perimetro quotidiano.
Abbiamo potuto confrontarci con persone che stanno vivendo problemi simili in contesti molto diversi.
Team sales che non riescono a monitorare tutte le call.
Imprenditori che vogliono capire cosa accade davvero nelle trattative.
Manager che hanno bisogno di dare feedback più precisi al proprio team.
Aziende che registrano già molte conversazioni ma non sanno ancora come trasformarle in conoscenza operativa.
Ogni confronto ci ha restituito qualcosa.
In alcuni casi, nuove idee di prodotto.
In altri, conferme su problemi che avevamo già intercettato.
In altri ancora, domande che ci hanno invitato a guardare askmentor da prospettive diverse.
Ed è stato probabilmente l’aspetto più prezioso dell’intera esperienza.
Perché quando presenti un prodotto a centinaia di persone, non stai solo facendo una demo.
Stai ascoltando il mercato mentre reagisce.
Stai raccogliendo parole, dubbi, aspettative, resistenze.
Stai osservando cosa viene capito subito e cosa va spiegato meglio.
Stai capendo quali problemi sono davvero sentiti e quali, invece, appartengono più alla tua percezione che alla realtà del cliente.
In altre parole, stai facendo quello che askmentor aiuta le aziende a fare ogni giorno: trasformare le conversazioni in conoscenza.



Dal dato all’azione
Uno dei temi che è emerso più spesso durante l’AI Week riguarda la quantità di dati che le aziende hanno già a disposizione.
Molte realtà raccolgono informazioni ovunque.
CRM, form, campagne adv, analytics, customer care, survey, email, report commerciali.
Il punto è che avere dati non significa automaticamente sapere cosa fare.
Anzi, spesso accade il contrario.
Più dati ci sono, più aumenta la complessità.
Più report vengono prodotti, più diventa difficile capire quale informazione sia davvero utile.
Più dashboard vengono aperte, più cresce il rischio di restare fermi a interpretare numeri senza trasformarli in azioni.
Per questo, con askmentor, stiamo lavorando su una direzione molto precisa: non aggiungere complessità, ma ridurla.
Non limitarsi a dire “ecco cosa è successo”.
Ma arrivare a dire “questa è la prossima azione utile”.
Per un sales può significare capire come recuperare una trattativa.
Per un manager può significare sapere su quale membro del team intervenire.
Per un founder può significare leggere segnali di mercato che stanno emergendo dalle conversazioni commerciali.
Il dato, da solo, non basta.
Serve un sistema capace di trasformarlo in direzione.

Cosa ci portiamo a casa?
Dall’AI Week ci portiamo a casa entusiasmo, conferme e molte nuove domande.
Ci portiamo a casa la consapevolezza che il tema delle conversazioni aziendali è ancora poco esplorato, soprattutto nel tessuto imprenditoriale italiano.
Ci portiamo a casa l’idea che tantissime aziende hanno già un patrimonio enorme a disposizione ma non hanno ancora gli strumenti per leggerlo davvero.
Ci portiamo a casa la conferma che l’intelligenza artificiale può avere un impatto concreto quando viene applicata a processi reali, problemi reali e decisioni reali.
E ci portiamo a casa, soprattutto, tutte le conversazioni avviate in quei due giorni.
Perché è da lì che si costruisce il futuro di un prodotto.
Non solo dalle funzioni che immaginiamo internamente.
Ma dalle domande che riceviamo.
Dalle obiezioni che ascoltiamo.
Dai casi d’uso che non avevamo previsto.
Dalle persone che, davanti a una demo, iniziano a dirci: “Questo, nella mia azienda, potrebbe servire per…”
È lì che un prodotto smette di essere solo una piattaforma.
E diventa una risposta concreta a un bisogno reale.
Per noi, l’AI Week è stata esattamente questo: un’occasione per mostrare askmentor, certo.
Ma soprattutto un’occasione per ascoltare.
E per ricordarci che, anche quando si parla di intelligenza artificiale, tutto parte ancora da una cosa molto semplice.
Una conversazione.
A proposito di conversazione…
Ti piacerebbe avviarne una con noi per capire in che modo askmentor può supportare la tua azienda nella creazione di una solida knowledge base?
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